Museo di Palazzo Palazzo Mocenigo

Palazzo Mocenigo

Percorsi museali

Sale espositive al primo piano

Portego. I dipinti qui esposti sono perlopiù ritratti dei Mocenigo o raccontano vicende che li riguardano. Quattro dei grandi ritratti alle pareti sono di sovrani presso i quali i Mocenigo erano ambasciatori, mentre i sette dogi appartenenti alla famiglia sono in parte ritratti sulle sovrapporte, e in parte nel lungo fregio sotto il soffitto – realizzato su modello di quello della sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale – assieme ad altri numerosi membri illustri del casato. Le pareti sono decorate con motivi architettonici realizzati nel 1787 da Agostino Mengozzi Colonna.

Sala 1. I dipinti di questa sala appartengono tutti a Palazzo Mocenigo e riguardano celebri membri del ramo della famiglia che qui abitava. I due dipinti di Antonio Joli (Modena, 1700 – Napoli, 1777) sono ambientati a Roma e si riferiscono a Piero Mocenigo (1632 – 1678), ambasciatore prima a Londra e poi nella città del Papa. I pastelli di Francesco Pavona (Udine, 1695 – Venezia, 1777) ritraggono il doge Alvise IV, sua moglie Pisana Corner e un fratello (?).

Sala 2. In questa sala i mobili settecenteschi intagliati e laccati appartenenti al palazzo sono stati abbinati a vetri soffiati muranesi coevi e i dipinti alle pareti provengono dalle collezioni del Museo Correr. I preziosi tessuti in seta operata risalenti al XVI e XVII secolo appartengono – come tutti quelli esposti lungo il percorso del museo – al Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume che qui ha sede, mentre tutte le porcellane cinesi provengono dal Tesoro della Scuola Grande di San Rocco. L’affresco a soffitto risale al periodo delle nozze del nipote del doge Alvise IV con Laura Corner: si riconoscono infatti le figure allegoriche di Fama, Gloria e Imeneo, protettore del matrimonio.

Sala 3. Sul tavolo, ornato da tovaglia in merletto di Burano ad ago, e sulle console i vetri muranesi settecenteschi sono soffiati e lavorati a mano libera mentre le bottiglie e i bicchieri sono “a uso di Boemia”, ossia soffiati, molati e decorati in oro. I mobili, tutti del XVIII secolo a eccezione del più tardo paravento, appartengono al Palazzo. I dipinti alle pareti provengono dal Museo Correr e da Ca’ Rezzonico. L’affresco allegorico del soffitto allude al valore militare, garante della pace, della prosperità e del buon governo.

Sala 4. I mobili ottocenteschi intagliati, laccati e dorati appartengono al palazzo; i vetri che li ornano – provenienti dal museo di Murano – risalgono al XVIII secolo, tranne il più tardo candeliere a filigrana policroma sul tavolo. Tra i dipinti, solo la Madonna di scuola belliniana fa parte delle collezioni del palazzo, come il lampadario e le appliques a mazzi di fiori policromi (a”cioca”) di fattura muranese del XVIII secolo. Sul pavimento in stucco alla veneziana spicca lo stemma Mocenigo, mentre di nuovo l’affresco a soffitto allude alle nozze, con Imeneo che scende dal cielo, la sposa dal cuore trafitto, l’Amore, la Poesia e la fertilità della Primavera.

Sala 5. Vicende belliche e intrecci familiari più o meno vicini ai Mocenigo sono illustrati nei dipinti di questa sala. La battaglia navale ricorda ad esempio uno scontro presso l’isola di Sapienza in Grecia, tra corsari e veneziani guidati da Zaccaria Mocenigo (1634 – 1665), che preferì dar fuoco alla sua nave e morirvi piuttosto che cadere in mano al nemico. Nell’affresco a soffitto coppie di figure allegoriche esplicitano l’apoteosi della famiglia. Notevole il lampadario originale della sala, in vetro soffiato lavorato a mano libera a mazzi di fiori policromi (a “cioca”), attribuito alla più importante officina vetraria veneziana del Settecento, quella di Giuseppe Briati (Murano 1686 – Venezia 1772).

Sala 6. In questo saloncino decorato a stucchi policromi, ove è stata sistemata una serie di dipinti provenienti dal Museo Correr, dominano i magnifici abiti settecenteschi. Per l’abbigliamento femminile si preferiscono tessuti leggeri, dalle tinte chiare; le gonne sono gonfiate ai fianchi dai paniers; gli attillati corpetti presentano ampie scollature e dalle maniche escono cascate di merletto. Nei primi decenni del secolo si afferma un nuovo modello d’abito, che risponde a un’esigenza di maggiore libertà nei movimenti: l’andrienne, chiamato a Venezia “andriè“, caratterizzato da una falda a pieghe che scende dalle spalle allargandosi in un ampio strascico.

Sala 7. Ancora storie dei Mocenigo in molti dipinti di questa sala, in cui domina la grande tavola apparecchiata e coperta di preziosissimi tessuti antichi quattro/cinquecenteschi. Tali manufatti, di tipologie diverse, presentano in trama fili d’oro e d’argento, come si nota nella rarissima striscia in broccato allucciolato qui esposta. Coevi sono i vetri (coppe, alzate, piatti), tutti leggermente fumè, soffiati a stampo o lavorati a mano libera. Provengono da Murano come alcuni altri pezzi qui esposti e risalenti invece al XVIII secolo: i candelieri e la specchiera con cornice (soaza) decorata da placche in vetro, amorini e racemi in smalto.

Sala 8. Sono tutti ritratti di patrizi veneti quelli qui esposti, alcuni appartenenti a Palazzo Mocenigo – come anche i mobili – altri provenienti dalle collezioni del Museo Correr. Tra questi, i due originali dipinti su stoffa dedicati a dogi Morosini, un’altra grande famiglia veneziana. I vetri seicenteschi sulle console provengono dal Museo del Vetro di Murano. Gli abiti esposti in questa sala sono prevalentemente da uomo: abbandonati i severi modelli cinque-seicenteschi di ispirazione militaresca, nel Settecento si preferiscono forme più sciolte e raffinate, che mutuano molti degli elementi presenti nella moda femminile, come l’abbondante uso di pizzi e ricami. La toga era invece la veste ufficiale del patriziato: in panno nero a maniche larghe foderate di rosso per i Savi, gli Avogadori e i capi della Quarantia, rossa per i Senatori e i Consiglieri ducali.

Sala 9. I dipinti della sala da un lato evocano gesta e ambienti marinari, dall’altro continuano la serie dei ritratti celebri. Un ottocentesco ritratto di uno dei dogi Mocenigo è attorniato a sinistra da un meditabondo Gregorio XII – appartenente alla nobile famiglia veneziana dei Correr – e a destra da un ritratto del nobile letterato Marcantonio Michiel. Sul tavolo, cinquecenteschi velluti cesellati sopra rizzo (in comodato dalla Fondazione di Venezia) e vetri coevi soffiati a stampo o lavorati a mano libera. I mobili (XVIII secolo) sono di Palazzo Mocenigo.

Sala 10. I dipinti di Antonio Stom qui esposti appartengono alla serie dei “Fasti di Casa Mocenigo”: si riferiscono alla visita della principessa Violante Beatrice di Baviera (1673/1731), moglie di Ferdinando de’ Medici, in territorio della Repubblica di Venezia. Il carboncino sullo scrittorio ritrae Costanza, moglie dell’ultimo Mocenigo che abitò il Palazzo e che lo donò alla città nel secolo scorso. Le fotografie novecentesche ritraggono membri del ramo Aosta dei Savoia. Il tavolo in fondo alla sala ospita otto preziosi tessuti antichi, dalle lavorazioni composite (cesellati e laminati, “a inferriata”, o decorati “a camino”) e vetri di epoche diverse. Risalgono al XVI secolo il piatto in filigrana e i tre secchielli fumè, al XVIII le alzate e i candelieri, al XIX il calice in calcedonio, al XX la coppa. Sette/ottocenteschi i mobili, solo in parte appartenenti al Palazzo.

Sala 11. La sala è dedicata al gilet, capo dell’abbigliamento classico maschile, di cui ne sono esposti oltre cinquanta esemplari provenienti dal fondo Cini delle collezioni del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume. Il “sottomarsina” o “gilet” si diffonde alla fine del sec. XVII, generalmente in seta sul davanti e in lino o cotone nella parte posteriore, lungo fino al ginocchio e con le maniche. Nel Settecento, epoca a cui risalgono i modelli esposti in questa sala, questo capo si accorcia oltrepassando di poco il punto di vita e termina sul davanti con due punte. A fine secolo poi perde le maniche, acquistando talvolta il colletto e decorazioni realizzate da virtuosi ricamatori.

Sala 12. Il lascito Mocenigo include anche un complesso di archivi gentilizi di straordinaria importanza. Conservato accuratamente in uno dei mezzanini del palazzo, comprende fondi di diverse grandi famiglie, lungo un arco cronologico dal XI al XX secolo. Si tratta di un archivio di straordinaria rilevanza storica e documentale, ancora poco studiato. La sala vuole evocare tale rilievo, proponendo l’esposizione di una selezione di 205 faldoni dell’archivio, riordinato all’inizio del Novecento dal suo ultimo proprietario.

 

AVVISO

*Informiamo i nostri visitatori che alcuni abiti normalmente inclusi nel percorso di visita non sono attualmente esposti per interventi di manutenzione ordinaria. Ci scusiamo per il disagio