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La sede e la storia

Nella pianta di Jacopo de’ Barbari (1500) si ha documentazione dell’edificio che all’epoca si presentava a base pressoché quadrata con cortile al centro. In seguito il palazzo venne progressivamente ampliato (i discendenti di Nicolò acquistarono delle proprietà adiacenti la loro) e ristrutturato. L’aspetto che conserva attualmente risale probabilmente all’inizio del XVII secolo, ma non si ha alcuna notizia circa i tempi di esecuzione e non se ne conosce l’architetto.

Le due facciate esterne, sulla strada (salizàda) e sul canale di San Stae, sono caratterizzate dalle ampie “serliane”, finestre ricorrenti nell’architettura veneziana del XVII/XVIII secolo. Si tratta di trifore con l’apertura centrale ad arco e le due laterali più basse a trabeazione, che consentono, tra l’altro, l’alternarsi di piani nobili e ammezzati.

facciata mocenigo in salizada

La prima facciata presenta nella parte centrale tre serliane sovrapposte collegate da mensoloni sansoviniani (motivo questo che si ripete anche nelle finestre laterali); l’ala di sinistra si prolunga rendendo così l’insieme non simmetrico e presenta inoltre una parte più bassa rispetto al corpo principale; la zoccolatura è a bugnato.

La seconda facciata ha i portoni architravati e le serliane solo nei due piani nobili; le finestre laterali sono suddivise in modo da creare un doppio ordine di stanze e la struttura principale è affiancata da un’ala notevolmente più bassa, con al piano nobile una serliana. Il prospetto sulla salizada rispecchia un gusto più tardo rispetto a quello sul canale, presentando delle linee seicentesche.

Facciata palazzo mocenigo su canale

Il prospetto sulla strada, da cui oggi si accede al palazzo, evidenzia un prolungamento sul lato sinistro, frutto di acquisizioni di edifici adiacenti. La struttura interna è quella tipica delle abitazioni patrizie veneziane, con il grande salone centrale (pòrtego) passante e destinato alle funzioni di rappresentanza, ai cui lati si affacciano le altre stanze.

Abitato dai Mocenigo fino a tempi recenti, il palazzo conserva al primo piano nobile affreschi e arredi di gusto rococò o neoclassico risalenti perlopiù alla seconda metà del Settecento. Di particolare rilievo gli affreschi dei soffitti realizzati nel 1787 per le nozze del nipote di Alvise IV con Laura Corner, come quelli di Jacopo Guarana (Verona, 1720 – Venezia, 1808), Giambattista Canal (Venezia, 1745 – 1825) e Giovanni Scajaro (att. Seconda metà sec. XVIII). Notevoli anche le porte in radica e le cornici in legno intagliato e dorato.

Dai Mocenigo alla nascita del Museo Civico

Nel 1945 il Palazzo Mocenigo di San Stae, con l’archivio e parte degli arredi, fu donato per disposizione testamentaria al Comune di Venezia da Alvise Nicolò, ultimo discendente della nobile famiglia veneziana, affinché venisse utilizzatoper Galleria d’Arte, a completamento del Museo Correr. Sul finire degli anni Settanta, alla morte della moglie Costanza Faà di Bruno, pervenirono ai Musei Civici di Venezia le stanze del primo piano nobile con le decorazioni ad affresco e gli arredi, per lo più settecenteschi.

Nel 1985, dopo consistenti interventi di restauro, l’appartamento Mocenigo venne aperto al pubblico come museo, senza peraltro perdere il fascino e l’atmosfera della casa vissuta. Nello stesso anno venne istituito a palazzo Mocenigo il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume (ora Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo), ospitando le ampie collezioni tessili e di abiti antichi dei Musei Civici – provenienti soprattutto dalle raccolte Correr, Guggenheim, Cini, Grassi – e una biblioteca specializzata.

Sala 5 museo di palazzo mocenigo

Il percorso del museo, completamente rinnovato e ampliato nel 2013, si snoda in venti sale al primo piano nobile, raddoppiando le aree espositive aperte nel 1985. L’ambiente nel suo insieme evoca diversi aspetti della vita e delle attività del patriziato veneziano tra XVII e XVIII secolo, ed è popolato da manichini che indossano preziosi abiti e accessori antichi appartenenti al Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume.

Moda e costume, con particolare riferimento alla storia della città, caratterizzano dunque da subito la ricerca e l’attività espositiva del museo, nel contesto ambientale del palazzo gentilizio dei Mocenigo.

Facciata Palazzo Mocenigo

I Mocenigo

Il ramo Mocenigo cosiddetto di San Stae proveniva dai Mocenigo di San Samuele. Nicolò Mocenigo (1512-1588), fratello del doge Alvise (1507-1577), lasciò infatti, per volontà testamentaria, ai figli Marco Antonio e Tommaso i beni immobili di San Stae, con il conseguente distacco dal ramo principale, che a San Samuele abitava i due palazzi distinti in Casa Vecchia e Casa Nuova.

I Mocenigo furono una delle più illustri famiglie patrizie veneziane che diede alla Repubblica di Venezia ben sette dogi: Tommaso (dal 1414 al 1423), Pietro (dal 1474 al 1476), Giovanni (dal 1478 al 1485), Alvise I (dal 1570 al 1577 – doge vincitore di Lepanto, istituì l’obbligo di chiamare Alvise tutti i figli primogeniti, da qui i numerosi Alvise in famiglia), Alvise II (dal 1722 al 1732 – al quale si deve la riedificazione della facciata della chiesa di San Stae) e Alvise IV (dal 1763 al 1778).

Numerosi tra i Mocenigo di San Stae ricoprirono inoltre cariche di prestigio come eccelsiastici, procuratori, ambasciatori e capitani (celebre Lazzaro Mocenigo (1624-1657) che, riportando svariate vittorie contro i turchi, perse un occhio in combattimento e morì tentando di colpire direttamente Costantinopoli).

Ritratto doge Alvise IV Mocenigo - Francesco Pavona